C’è una certa onestà nel titolo. Il ragazzo che pensava troppo non promette soluzioni. Non annuncia eroi. Dice solo che c’era un ragazzo, e che pensava troppo — e chiunque abbia attraversato l’adolescenza, la propria o quella di un figlio, sa quanto possa bastare questo per fare molto male.
nnnnIl 28 febbraio 2026, Giovanni Buzzanca ha portato il suo romanzo nell’auditorium comunale di Gioiosa Marea. Era tardo pomeriggio, una sera di fine febbraio nei Nebrodi messinesi. La sala era piena.
nnnnnnnn
Un romanzo che dice ad alta voce quello che i ragazzi non riescono a dire
nnnnAl centro del libro c’è il bullismo — e il cyberbullismo, che ne è l’ombra digitale, spesso più invisibile e altrettanto difficile da interrompere. Ma Buzzanca non scrive dall’alto. Non offre la distanza rassicurante di chi osserva il disagio giovanile come un fenomeno statistico. Scrive dall’interno di un’esperienza: quella di un ragazzo che porta su di sé un peso che non sa ancora nominare — e fa del romanzo uno spazio in cui quella solitudine può esistere senza essere subito risolta.
nnnnLa storia è ambientata nei Nebrodi messinesi, la terra in cui l’autore è cresciuto. Ed è qui che ha scelto di portarla ai lettori per la prima volta. Non è un gesto scontato. Portare un libro sulla vulnerabilità adolescenziale nella propria comunità significa accettare che quelle storie appartengano anche a chi ci vive accanto — non soltanto a qualcuno altrove.
nnnnnnnn
La serata all’auditorium di Gioiosa Marea
nnnnL’evento è stato promosso dal Comune di Gioiosa Marea e moderato dall’assessore Vincenzo Amato. Intorno al tavolo si sono sedute figure che raramente condividono lo stesso palco: la psicologa e psicoterapeuta Antonella Beneficio, l’avvocata Antonella Fasolo, il maresciallo Edoardo Matteu — comandante della Stazione Carabinieri locale — e il giornalista Valerio Barghini.
nnnnLa composizione non è casuale. Il bullismo, nella sua forma digitale come in quella fisica, non appartiene a una sola disciplina. Ha a che fare con il dolore psicologico e la violenza relazionale, con il diritto e le sue zone grigie, con la risposta delle istituzioni sul territorio, con il modo in cui i media scelgono — o non scelgono — di raccontarlo. Riunire intorno allo stesso tavolo una psicoterapeuta, un’avvocata e un ufficiale dei Carabinieri significa prendere sul serio questa complessità invece di semplificarla.
nnnnnnnn«Scegliere la propria terra per battezzare la propria opera è un atto d’amore verso le radici. Questo libro ci costringe a guardare nella fragilità, ricordandoci che chiedere aiuto non è un fallimento ma l’inizio di una rinascita.»
Giusi La Galia, sindaca di Gioiosa Marea
nnnn
Perché la narrativa arriva dove le campagne non arrivano
nnnnIl problema del modo in cui si parla di bullismo nelle sedi istituzionali — nelle circolari scolastiche, nei protocolli ministeriali, nelle campagne di sensibilizzazione — è che spesso parla del fenomeno senza parlare con chi lo vive. Il messaggio arriva dall’esterno. Invita a denunciare, a chiedere aiuto, a non restare soli. Tutto giusto. Raramente entra davvero.
nnnnUn romanzo funziona diversamente. Entra nella testa del personaggio. Ti fa sentire il peso di un’identità che si sta formando mentre qualcuno la demolisce, ogni giorno, dentro un’aula o dentro uno schermo. Ti fa dimenticare per qualche ora che stai leggendo una storia — e ti costringe, invece, a ricordare qualcosa di tuo.
nnnnÈ anche per questo che la serata a Gioiosa Marea non è stata una semplice presentazione. Ha costruito intorno al testo un dialogo multidisciplinare: la psicologa che lavora col disagio adolescenziale nella pratica quotidiana, l’avvocata che conosce le implicazioni legali delle molestie digitali — materia disciplinata in Italia dalla Legge 71/2017 sul cyberbullismo — il maresciallo che sa come quei fenomeni si traducono in termini di sicurezza sul territorio.
nnnnIl romanzo apre una porta. La conversazione che segue decide quanto a lungo resta aperta.
nnnnnnnn
Nei Nebrodi e oltre: un libro in cammino
nnnnIl ragazzo che pensava troppo non si è fermato a Gioiosa Marea. Nel maggio 2026 ha raggiunto Sinagra e Montalbano Elicona, sempre nel territorio messinese, sempre con lo stesso impianto: autore, istituzioni locali, esperti di settore, lettori. Un percorso che ha costruito, tappa dopo tappa, qualcosa che assomiglia a un dialogo reale sul disagio giovanile — in una Sicilia che i grandi circuiti editoriali guardano spesso da lontano.
nnnnOgni presentazione ha portato con sé voci nuove e domande nuove. Ed è così che dovrebbe funzionare un libro su questi temi: non come risposta definitiva, ma come pretesto per continuare a parlare.
nnnn→ Scopri Il ragazzo che pensava troppo nel catalogo Rise&Press
nnnnnnnn
Cosa resta, dopo
nnnnI romanzi sull’adolescenza hanno un comportamento strano: tornano. Li leggi a vent’anni e ci pensi a quaranta. Li leggi da genitore e vedi cose che non avevi visto da figlio.
nnnnIl ragazzo che pensava troppo non chiede di fare i conti con il passato. Chiede di guardare il presente — di non distogliere lo sguardo dalla fragilità di chi sta crescendo adesso, in questi anni, in queste città, attraverso questi schermi.
nnnnQuella sera a Gioiosa Marea, qualcuno lo ha tenuto in mano per la prima volta. Qualcun altro lo aveva già letto, e aveva portato delle domande. È così che funziona, quando un libro è scritto per davvero.
nnnnSeguici per non perdere le prossime tappe — e se hai già letto il romanzo, raccontaci com’è andata.
n
Leave a Reply